"Il pianeta è in grave pericolo". Non è più soltanto una previsione sul futuro, ma l'ultimo allarme concreto lanciato dalle Nazioni Unite: secondo il nuovo rapporto del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente, pubblicato il 2 settembre, il superamento temporaneo della soglia di 1,5 °C rispetto ai livelli preindustriali è ormai considerato difficilmente evitabile. Il cambiamento climatico sta già mostrando i suoi effetti e il caldo estremo di questi mesi ne è una delle manifestazioni più evidenti. La notizia non significa che il limite dell’Accordo di Parigi sia stato semplicemente "superato" perché un singolo anno ha registrato temperature superiori a quella soglia. Il riferimento agli 1,5 °C riguarda infatti il riscaldamento medio sul lungo periodo. Ma la direzione è chiara. Anche nello scenario più favorevole considerato dall’UNEP, il riscaldamento potrebbe arrivare a un picco di circa 1,8 °C, mentre altri scenari portano oltre i 2 °C.

Ogni decimo di grado, però, può fare la differenza. Un pianeta più caldo significa maggiori probabilità di ondate di calore intense e prolungate, siccità, incendi, precipitazioni estreme e danni agli ecosistemi e all’agricoltura. Tutti fenomeni registrati in questa estate torrida, che ha portato devastazione e morte. E significa anche maggiori rischi per la salute. A rendere ancora più delicati i prossimi mesi, poi, c’è El Niño, il fenomeno climatico naturale che si verifica quando le acque superficiali del Pacifico tropicale diventano insolitamente calde. Il suo effetto si estende ben oltre il Pacifico, modificando la circolazione atmosferica e influenzando temperature e precipitazioni in diverse regioni del mondo.