Ogni generazione tende a prepararsi per la guerra precedente, dice David Petraeus, già generale dell’esercito americano e direttore della Cia. Ma nell’era della complessità il vantaggio consiste sempre più nel costruire sistemi capaci di funzionare, apprendere e riconfigurarsi anche quando il futuro sarà diverso da quello previsto. L’analisi dell’ambasciatore Giovanni Castellaneta e del generale Pasquale Preziosa
In una recente intervista, David Petraeus ha richiamato un problema antico delle organizzazioni militari: ogni generazione tende a prepararsi per la guerra precedente. La sua riflessione parte dal Regno Unito, ma riguarda in realtà tutte le forze armate occidentali e, più in generale, la Nato.
Droni, intelligenza artificiale, guerra elettronica, capacità cyber, attacchi di precisione e nuovi sistemi di gestione del campo di battaglia stanno modificando profondamente il combattimento. Tuttavia, il problema decisivo non consiste semplicemente nell’acquisire nuove tecnologie. Occorre trasformare le istituzioni che dovranno impiegarle. È una distinzione fondamentale, perché la storia militare è ricca di innovazioni tecnologiche che hanno prodotto effetti molto differenti a seconda delle organizzazioni nelle quali sono state introdotte. Possedere una tecnologia non equivale a possedere la capacità di trasformarla in vantaggio strategico. Tra la risorsa disponibile e l’effetto prodotto esiste un’infrastruttura fatta di dottrina, organizzazione, comando, addestramento, logistica, intelligence, comunicazioni, cultura professionale e capacità decisionale.







