L’alieno antieuropeista è sbarcato a Villa d’Este. Roberto Vannacci, leader di Futuro Nazionale, era l’ospite più atteso del 52esimo Teha Workshop e ha fissato la “sua” agenda per l’Europa. Partendo però da un progetto che di integrazione europea ha poco. “Più che un ReArm Europe servirebbe un ReBorn Europe”. Esordisce così il generale parlando della curva demografica continentale. Ma presto l’orizzonte si amplia e, citando Maastricht e Jacques Delors, parla di regole, burocrazia, industrializzazione, populismi e leadership. E fra evocazioni di sovranismo e neoprotezionismo economico, la linea di Vannacci diventa “ascoltata” dalla platea, anche se gli applausi arrivano per Mario Monti, il contraltare del generale nel dibattito più seguito della giornata.

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Arrivato ieri a Cernobbio, Vannacci ha voluto portare la sua agenda laddove non si pensava possibile fino a pochi anni fa. Del resto, il declino europeo è il dogma della destra radicale in Europa. Roberto Vannacci usa la platea del Teha e Monti per lanciare la sua crociata contro l'architettura dell'Unione Europea. Il leader di Futuro Nazionale, davanti al gotha economico italiano, disegna un continente al collasso, vittima dell'inverno demografico e di agende ambientali suicide. La retorica scivola fin dall’inizio tra allarmismi e attacchi alle istituzioni. «Se vogliamo un futuro migliore per la prossima generazione, dobbiamo anche pensare di generarla, altrimenti il futuro migliore lo vedrà qualcun altro», dice, celando le contraddizioni di un progetto politico che invoca la crescita barricandosi dietro anacronistici confini.