Caricamento player
Dieci giorni dopo la disastrosa esondazione che ha causato più di 1.200 morti in Nepal, le squadre di soccorso stanno continuando a cercare quasi 4mila persone ancora disperse. Lo stesso sta accadendo in Tibet, dove le autorità cinesi hanno detto di essere ora in grado di raggiungere in auto la zona più colpita dal disastro. Le notizie che arrivano però sono pochissime, per via del rigido controllo sulle informazioni operato dal governo centrale cinese: ufficialmente i morti sono 21 e i dispersi 541, ma è molto probabile che sia un numero sottostimato.
Le operazioni sul versante nepalese si stanno svolgendo in 19 aree e attorno a 12 impianti idroelettrici, nei cui tunnel è stimato che siano rimasti intrappolati circa 900 lavoratori, le cui condizioni sono per la maggior parte ignote. Quasi la totalità dell’elettricità prodotta in Nepal proviene da energia idroelettrica prodotta attraverso i fiumi Trishuli e Bhotekoshi, nel nord del paese. Quando l’acqua, il fango e i detriti hanno travolto la zona, diversi ingressi dei tunnel sono stati sepolti, isolando i lavoratori che si trovavano all’interno.
Venerdì però due uomini, Sanjay Shah e Kabir Maharjan, sono stati estratti vivi dal tunnel della centrale idroelettrica Upper Trishuli 3A, a circa 170 metri di profondità. Maharjan, estratto per secondo, è ricoverato in gravi condizioni, mentre Shah sta meglio. Il numero stimato dei lavoratori ancora intrappolati nel tunnel della centrale Upper Trishuli 3A varia molto, fra i 39 e i 115.















