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Le autorità nepalesi hanno comunicato un nuovo numero di dispersi, 1.924 persone, pressoché il doppio di quello noto finora, e quindi aumenterà di molto anche quello dei morti a causa della disastrosa esondazione di mercoledì nelle valli al confine tra Nepal e Tibet: finora quelli accertati sono almeno 579. Le ricerche sono complicate anche dal rischio di una nuova esondazione.
Mercoledì la zona era stata travolta violentemente da un’enorme massa di acqua, ghiaccio, fango e rocce. L’area è ancora senza elettricità e dopo una pioggia abbondante in Tibet sul corso di due immissari del fiume Bhote Koshi si è formato un lago di sbarramento che secondo le autorità cinesi e tibetane rischia di esondare: per questo, venerdì le ricerche sono state sospese per alcune ore e sono riprese una volta che l’allerta è rientrata.
Le prime 48-72 ore dopo un disastro sono decisive per i soccorsi. Il governo nepalese ha giustificato il nuovo numero dicendo che non erano state contate circa 900 persone che si trovavano in infrastrutture idroelettriche.
Soccorritori nella zona colpita dall’esondazione, il 28 agosto (AP Photo/Rajesh Kumar Singh)














