È salito a 489 il numero dei morti accertati a causa della devastante inondazione, causata dal collasso di un ghiacciaio, che mercoledì ha colpito il Nepal e la regione cinese del Tibet. Secondo gli ultimi dati forniti dalla polizia nepalese, i dispersi sono 2.381 – provenienti da una trentina di Paesi – tra cui tre italiani. Gli stranieri non ancora individuati sono 644: il gruppo più numeroso è quello degli indiani, con 178 persone non ancora rintracciate, seguito da 65 cittadini statunitensi, 53 ucraini, 51 malesi, 35 australiani, 33 britannici e 25 canadesi.

Venerdì le autorità cinesi hanno sospeso le operazioni di soccorso a causa dell’alto rischio di nuove inondazioni, dopo che un lago formato da enormi cumuli di detriti sul confine tra Cina e Nepal ha iniziato a straripare verso l’area in cui erano dirette le squadre. “A tutte le squadre di soccorso è stato ordinato di rimanere sul posto e di attendere ulteriori istruzioni e alle squadre che avevano raggiunto l’area precedentemente è stato ordinato di ritirarsi di un chilometro“, riferisce la tv statale cinese. Il lago si è formato dalla colata di fango e detriti che ha travolto Gyirong, importante posto di frontiera tra Cina e Nepal: il livello dell’acqua dovrebbe aumentare nei prossimi tre giorni a causa delle continue piogge, raggiungendo il picco di tre milioni di metri cubi intorno al 1° settembre. Ciò aumenta “il rischio di una rottura che potrebbe provocare un’inondazione a valle e potenzialmente causare ulteriori danni in aree come il porto di Gyirong e altre località”, riferisce l’agenzia di stampa statale Xinhua. Squadre di ingegneri specializzati stanno monitorando la situazione.