Christine Lagarde (Ansa)
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La Bce ha un problema. Anzi due: l’inflazione e la memoria corta. La prima è tornata a bussare alla porta, la seconda rischia di aprirla. Giovedì, Francoforte si prepara ad alzare i tassi di un quarto di punto, portandoli al 2,50%. Una decisione largamente attesa dagli economisti, tanto che nel sondaggio Reuters tutti i 65 interpellati prevedono il ritocco.
Poi, però, dovrebbe arrivare la pausa. I mercati, invece, continuano a scommettere su altre tre strette entro la metà del prossimo anno. Francoforte, insomma, vede una fiamma e prende in mano il secchio dell’acqua. Solo che bisognerebbe prima capire chi ha acceso il fuoco.
Perché l’inflazione arriva soprattutto da fuori. Non è il consumatore europeo che improvvisamente si è messo a spendere. Non sono i salari che corrono. Non è una domanda interna impazzita. È l’energia che presenta il conto delle guerre e della geopolitica.








