Nelle settimane scorse è apparsa consolidata la previsione dell'aumento, da parte della Banca Centrale Europea il cui consiglio direttivo si riunirà domani, di 25 punti base dei tassi di riferimento, portando quello sui depositi, che regola la politica monetaria, al 2,50%.
La causa determinante era ed è tuttora l'inflazione salita nell'area al 3,3%, anche se quella di fondo è nettamente inferiore, al 2,4%.
Una congiuntura geopolitica incerta La perdurante incertezza delle prospettive, le evoluzioni contraddittorie delle due guerre in corso, la risalita del prezzo del petrolio che si ritiene possa arrivare a 120 dollari al barile rafforzerebbero l'eventuale proposito della pur lieve restrizione che dovrebbe, però, essere seguita, secondo il presidente della Bundesbank Joachim Nagel, da una nuova pausa.
A questo quadro ora si aggiunge la situazione determinatasi in Germania con il voto in Sassonia-Anhalt che accresce, a botta calda, incertezze e disorientamento, mentre già si pensa con preoccupazione ai voti regionali a Berlino città-Stato e nel Meclemburgo il prossimo 20 settembre.
Naturalmente la Banca Centrale Europea deve esercitare il suo potere-dovere senza immischiarsi nelle vicende politiche, ancorché istituzionali, ma, in questo caso, ciò che è accaduto con la votazione del 6 settembre ha una portata straordinaria che chi è proposto al governo della moneta deve considerare per gli effetti nei mercati e nei conti pubblici insieme con le previsioni per le altre elezioni.








