Kent Roe fa tre lavori. Valuta terreni agricoli nel South Dakota, siede nel consiglio di una società elettrica locale e partecipa alle attività della sua chiesa luterana. Nel tempo libero, per circa quaranta giorni l’anno, fa anche il parlamentare statale. Come molti politici americani con poco staff e troppo lavoro, negli ultimi mesi ha iniziato a chiedere aiuto all’intelligenza artificiale. Usa Grok, il chatbot sviluppato dalla società xAI di Elon Musk. Gli chiede di fare ricerche, preparare argomentazioni e soprattutto di sottoporre le proposte di legge a quello che lui definisce «stress test costituzionale »: una simulazione preventiva per capire se un testo rischia di entrare in conflitto con la Costituzione americana. A prima vista sembra soltanto un modo per risparmiare tempo. Probabilmente lo è. Infatti Roe non è un caso isolato. Secondo una ricerca della National Conference of State Legislatures, quasi la metà dello staff legislativo americano già usa strumenti di intelligenza artificiale nel proprio lavoro per ovviare alla mancanza di personale e di tempo.
La politica contemporanea produce una massa di documenti che pochi parlamentari possono realisticamente leggere da soli. L’intelligenza artificiale arriva dentro questa accumulazione come una soluzione facile e definitiva. In fondo è come avere un assistente parlamentare particolarmente efficiente. Più o meno. Perché la tecnologia generativa non è solo efficienza, soprattutto in politica. Il lavoro parlamentare non si può ridurre a generatore di testi normativi: si viene eletti per esercitare giudizio, e se quel giudizio viene delegato a una macchina il ruolo del parlamentare cambia.








