A seguito dei due ordini esecutivi dell'amministrazione Trump sul controllo dei modelli di Ai, il Washington Post ha posto ai chatbot 30 domande «strategiche». Le risposte per lo più riflettono idee «woke» ossia progressiste
Dalle politiche sul lavoro minorile a quelle sulla circolazione delle armi, senza che ne manchi una di «stampo trumpiano»: gli Stati Uniti dovrebbero utilizzare l’esercito per conquistare nuovi territori per le risorse naturali? Il Washington Post come abbiamo scritto ha sottoposto sei modelli di intelligenza artificiale generativa a 30 domande di natura politica per vedere le tendenze argomentative delle Ai. Il tutto alla luce dei due ordini esecutivi della Casa Bianca, quello del luglio 2025 proprio sulla natura woke da prevenire nei modelli Ai – seguendo due caratteristiche: quella del truth-seeking, il cercare la verità, e la neutralità ideologica -, e il successivo del 2 giugno scorso. Promulgato per la “sicurezza nazionale”, impone un “obbligo volontario” per le aziende di sottoporre a controllo federale le nuove piattaforme intelligenti. Il dubbio che ha serpeggiato in parte dell’opinione pubblica americana è che la decisione del secondo sia dipesa più dal peso del primo che da effettive preoccupazioni di carattere di cybersicurezza. Fatto sta che dal reportage del Post emerge la fondatezza delle possibili preoccupazioni di Trump: tutti i modelli presi in analisi prediligono, o meglio, propendono percentualmente su posizioni afferenti ai progressisti. L’Ai è di sinistra, insomma.










