Il cambiamento sull’intelligenza artificiale, che ha visto un maggiore incremento dei passaggi burocratici prima del rilascio dei modelli, non convince tutti. Il governo si era presentato come il paladino del liberismo tecnologico, ora invece sta compiendo qualche passo indietro dando maggiore attenzione alla regolamentazione. C’è chi storce il naso, preoccupato che così si possa favorire la Cina
“Un anno fa, il presidente Donald Trump aveva dichiarato che gli Stati Uniti erano impegnati in una corsa globale all’intelligenza artificiale e che il modo per vincerla era puntare sull’innovazione, sulle infrastrutture, sull’energia e sulle esportazioni. Il presidente aveva perfettamente ragione. Allontarci da quella strategia è a nostro rischio e pericolo”. Dentro e fuori l’amministrazione statunitense, non saranno in pochi a pensarla come David Sacks. L’ex czar delle criptovalute, oggi consigliere di Trump e uomo-ponte tra Washington e Silicon Valley, lancia l’allarme: dare troppo importanza alle questioni della sicurezza nazionale può essere un boomerang. Concentrarsi su questo aspetto in maniera maniacale rischia di soffocare il progresso, o comunque di rallentarlo. Dando vantaggio alla rivale strategica, la Cina, che invece sembra navigare a vele spiegate.






