HomeMilanoEconomiaStreet food (anche come cambio vita), a Milano 128 imprese: “Un boom senza regole, ora il sistema va adeguato”Società in crescita, dalle pause pranzo di impiegati e universitari agli eventi. Le proposte Confcommercio: postazioni e tasse, diritti e doveri uguali per tuttiAumenta anno dopo anno il numero delle imprese attive nel settoreRicevi le notizie de Il Giorno su GoogleSeguiciMilano – Per alcuni è un cambio di vita, dopo aver lasciato un lavoro da dipendenti. Per tanti giovani è la prima esperienza imprenditoriale: un salto, con costi iniziali relativamente bassi, nel difficile mondo della ristorazione. Puntano su luoghi di aggregazione come le università, sulle pause pranzo fuori dagli uffici, sul giro degli eventi privati, festival e concerti. Circolano su food truck, cargo bike o Ape car riadattate e chiedono “regole più moderne, diritti e doveri uguali per tutti”. La Lombardia e la Città metropolitana di Milano si attestano come le capitali italiane dello street food, con un numero di imprese attive cresciuto anno dopo anno in un mercato che rischia di saturarsi.
Aumenta anno dopo anno il numero delle imprese attive nel settore
Il boom in Lombardia
Secondo un’analisi di Unioncamere e InfoCamere, la Lombardia conta 544 imprese attive su un totale di 4.286 in Italia, numero cresciuto dell’88,7% negli ultimi dieci anni: la metà, 256, sono localizzate nella Città metropolitana di Milano. Rimanendo dentro i confini di Milano, se ne contano 128. Il 73,7% delle attività sono imprese individuali, quindi iniziative di piccola dimensione e con una gestione familiare. Il 14,5% sono invece società di capitali, quota cresciuta del 500% nell’arco di dieci anni, segno della “strutturazione” di un settore in grado di “attrarre investimenti e consolidare la propria presenza sul mercato”.









