Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiLo street food? In dieci anni ha saputo diventare una presenza stabile anche in piccoli centri, aree costiere e borghi dell’entroterra, rovesciando il luogo comune che lo voleva presente solo in grandi città e località turistiche. Parola dei dati del Registro delle Imprese elaborati da Unioncamere e InfoCamere.
Se andiamo a guardarli in profondità, ecco che al 31 marzo scorso in Italia ci sono quasi 2.000 comuni con almeno un’impresa registrata che fa street food, con una crescita del 57%. +88.7% invece è l’aumento percentuale complessivo delle imprese, che è passato da 2.271 a 4.286. Vuol dire che al giorno d’oggi oltre il 25% dei comuni in Italia ospita un’attività di street food, mentre un decennio fa eravamo ad un comune ogni sei, cioè il 16,6%.
Insomma, lo street food non è una curiosità né una moda, ma un fenomeno industriale che ha saputo adeguarsi ai tempi e ai luoghi in cui viene proposto al pubblico. A spingerlo è soprattutto la tendenza dei consumi, che oggi chiedono una ristorazione flessibile, informale e di prossimità.
Una pizza a libretto in puro stile napoletano, per capirci, o un panino con le panelle (le frittelle di ceci) alla palermitana, si mangiano con gusto e senza troppe preoccupazioni, magari con amici o colleghi in pausa pranzo o come sfizio serale.










