Siamo impressionati dall’ondata di calore che ha colpito il Paese. Non consola pensare che non siamo soli: con noi c’è tutta l’Europa se non il mondo. Non penso all’autunno tempestoso che ci aspetta, ma invito a vigilare dopo questi mesi di temperature così alte di mari e fiumi.

C’è un dato positivo che fa sperare: ovunque si parla di cambiamento climatico. Non è mai stato così, in occasione di altri eventi estremi. Questa volta i disagi patiti, ma anche le spese, sono più o meno attribuite al cambiamento climatico. I giornali hanno le prime pagine piene di articoli e inchieste sul tema e anche i telegiornali ne parlano diffusamente, spesso sbandierando notizie diffuse già 50 anni fa dalla scienza e dagli ambientalisti, allora considerati delle cassandre fastidiose. Poco male, l’importante è che questa sensibilità diffusa ci sia, anzi diventi permanente, soprattutto sia nel futuro un motivo che orienta il voto delle persone: non ti voto perché non hai fatto nulla per il clima o perché sei un negazionista climatico.

La consapevolezza è che siamo a un punto delicatissimo in cui le politiche di contrasto del riscaldamento globale devono compiere un salto di qualità. Continuare a non far nulla espone le popolazioni a rischi notevoli. Chi, con responsabilità di governo, parla di sicurezza e pensa solo ai migranti oltre che essere un razzista, mette a rischio tutte e tutti. La tragedia del Nepal è un’apocalisse fuori scala che denuncia però la dimensione dei danni che il cambiamento climatico può fare se non viene contrastato. Anche vicende molto più modeste come la grandinata di Cremona o la comparsa delle zanzare che provocano la malaria nell’aeroporto di Francoforte, testimoniano l’urgenza di una svolta nelle politiche di mitigazione del clima. Niente catastrofismi che deprimono e disarmano, ma certezza di soluzioni possibili e praticabili.