Il caldo che in queste settimane sta soffocando l’Europa, e non solo, non è un evento isolato o casuale. È la manifestazione più evidente di una crisi climatica che la scienza mondiale denuncia da anni e che oggi, con un impatto drammatico, entra nelle nostre vite quotidiane. Il 2026 si candida a diventare l’anno più caldo di sempre, e non possiamo permetterci più di ignorare o sminuire questo dato. Abbiamo titolato il nostro approfondimento, firmato da Angiola Codacci-Pisanelli: “Il clima è cambiato, dovremmo farlo anche noi”.È un invito alla responsabilità. Oltre il 99 per cento degli studi scientifici concorda nel ritenere che siano le attività umane, attraverso le emissioni di gas serra, a modificare il clima della Terra.Eppure il negazionismo climatico continua a prosperare. Ha cambiato pelle, questo sì. Se una volta negava l’esistenza stessa del riscaldamento globale, oggi si presenta sotto forme più sofisticate. Si chiama “neo negazionismo” e non contesta più i dati, ma mette in discussione i costi della transizione ecologica, ne esaspera le difficoltà, alimenta la paura che le politiche ambientali siano inutili, ingiuste o economicamente insostenibili. È una strategia più sottile, ma non meno pericolosa, spesso sostenuta dagli stessi interessi economici che per decenni hanno difeso il modello fondato sui combustibili fossili e da convenienze politiche che preferiscono il consenso immediato alla responsabilità verso le generazioni future.Chissà cosa pensano davvero negazionisti e neonegazionisti davanti alle ondate di calore che in questi giorni stanno colpendo milioni di persone in Europa, negli Stati Uniti e in tante altre parti del mondo?La piattaforma scientifica internazionale ClimaMeter, che monitora costantemente i dati, mette nero su bianco che le emissioni di gas serra hanno innalzato le temperature di circa 2-4 °C rispetto a quelle che si sarebbero registrate in condizioni analoghe nella seconda metà del secolo scorso. Si tratta di calcoli basati sull’evidenza scientifica più rigorosa.Eppure c’è ancora chi, dall’alto della sua posizione politica, definisce il cambiamento climatico «una bufala». Donald Trump ha detto che il riscaldamento globale è stato «creato dalla Cina per distruggere l’industria manifatturiera degli Stati Uniti» e, a settembre 2025, all’Assemblea Generale dell’Onu, ha bollato la lotta climatica come «la più grande truffa mai perpetrata sul mondo», definendo le politiche europee «green new scam», la nuova truffa verde. Purtroppo sono parole che alimentano una pericolosa disinformazione.Nel frattempo gli esperti ci avvertono che la narrazione negazionista sta mutando. E alla negazione del riscaldamento globale si aggiunge il tentativo di delegittimare le azioni concrete, i costi e i tempi della transizione ecologica. Cresce il numero di contenuti falsi o manipolati, spesso prodotti con l’intelligenza artificiale, che diffondono paura e confusione soprattutto sui social network.Dobbiamo sfatare la falsa credenza che un inverno rigido smentisca il riscaldamento globale, o l’idea che il clima cambi “naturalmente” indipendentemente dalle attività umane. Gli scienziati hanno lavorato decenni per dimostrare che la crisi climatica è reale, conclamata, e accelerata da noi. Oggi più che mai, questa consapevolezza deve tradursi in impegno concreto. Se il clima è cambiato, dobbiamo cambiare anche noi, senza più tentennamenti o mistificazioni.Solo così potremo davvero rispondere a questa sfida con la serietà, l’urgenza e la speranza che merita.