Solo per abbonati

opinioni

Siamo nel mezzo della peggior ondata di calore dell’estate più calda della nostra vita (finora), ma il governo non dice né fa nulla contro la crisi climatica, così come non ha detto né fatto nulla dal 2022 a oggi.

Forse bisognerebbe cominciare a parlare di “caldo africano” affinché il governo decida finalmente di occuparsene. Però, battute a parte, il tema è proprio questo: siamo nel mezzo dell’ondata di calore più violenta dell’estate più calda della nostra vita (finora), e il governo Meloni sta facendo finta che sia un problema che non esiste. Di più: Giorgia Meloni ha governato nel quadriennio delle estati peggiori della nostra vita – dal 2023 al 2026 – e contro il cambiamento climatico non ha detto né fatto nulla. Quando vi chiedono cosa sia il negazionismo climatico, beh: eccolo qua. Non negare l’esistenza del cambiamento climatico, che ormai non ci prova più nessuno. Non negarne esplicitamente l’origine antropica, che anche qui ormai c’è poco da dire. No: il vero negazionismo climatico è far finta che non esista. Che non si possa fare nulla se non accendere l’aria condizionata, o bere tanta acqua e non uscire nelle ore più calde. È sintomatico, in questo senso, quanto accaduto qualche settimana fa: è l’8 giugno, la Commissione Europea ha appena sbloccato 14 miliardi di flessibilità aggiuntiva per l’Italia, purché lì investa nelle rinnovabili e nella transizione energetica e Giorgia Meloni fa un video in cui non nomina mai né le rinnovabili né la transizione energetica. Anche qui, come se fossero parolacce. Eppure no, non è solo caldo, sono gli effetti della crisi climatica. E no, non è qualcosa che possiamo subire e basta, ma che dovrebbe essere al centro dell’azione di questo, come di qualunque altro governo, di ogni colore e ideologia. Sia per rimuoverne le cause – a partire da petrolio e gas – sia per ridisegnare le nostre città affinché mitighino gli effetti del caldo e consentano alle persone, soprattutto agli anziani, di uscire di casa – in sintesi: più alberi, meno asfalto. E ancora: per cominciare seriamente a capire come affrontare due temi che saranno sempre più devastanti, ogni estate che passa: siccità e incendi. Soprattutto, per cambiare i nostri stili di vita e di consumo, rendendo nel contempo desiderabile il cambiamento, come teorizzava il politico ambientalista Alex Langer anni fa, inascoltato allora come oggi. Tra poco inizierà la campagna elettorale per le prossime elezioni politiche – anzi: a quanto pare è già iniziata – e potrete toccare con mano quanto poco si parlerà di crisi climatica e di tutto quel che servirebbe per combatterla. I migranti, la sicurezza, le armi e le guerre, i bonus, le mance occuperanno ogni spazio possibile. E la crisi climatica tornerà nell’angolo fino al prossimo anno, fino alla prossima estate, fino ai prossimi bollini rossi. Perché non sposta voti, vi diranno, anche se la risposta giusta è: perché ci sono troppi interessi economici che agiscono affinché non se ne parli e non si faccia nulla. Chi ci governa la pensa così: lo sappiamo ormai, dopo cinque anni di silenzio e inazione. Sarebbe bello capire che ne pensa, e che piani ha in testa, chi si candida a prenderne il posto, magari.