Venezia, 4 set. (askanews) – “Abbiamo cercato di dare dignità a Luca Varani, di fare un film che fosse come un racconto di formazione interrotto da un destino tragico”. Così ha detto Edoardo Gabriellini presentando “La città dei vivi”, in Concorso nella sezione Orizzonti alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, poi dall’1 ottobre nelle sale.
Il film è liberamente ispirato all’omonimo libro di Nicola Lagioia sulla tragica morte di Luca Varani, giovane ucciso a Roma nel 2016 in modo efferrato da Manuel Foffo e Marco Prato, ma va oltre la cronaca e cerca di raccontare il ragazzo, spostando il punto di vista, come ha spiegato il regista: “Dopo la complessità e la profondità dell’affresco che fa Nicola nel libro, abbiamo pensato che l’unico modo era cercare un fuoco più intimo… Anche nel film non possiamo non camminare in prossimità di quell’orrore ma abbiamo tentato di raccontare un ragazzo che affronta una stagione della vita tra inciampi e slanci e si ritrova in quell’appartamento e abbiamo delegato Foffo e Prato a due elementi del destino: il pubblico verosimilmente saprà dove va a finire quel ragazzo ma abbiamo voluto concentrarci sul prima”.
“Sono rimasto colpito, mosso sentimentalmente dal modo in cui nel film viene ribaltata la prospettiva rispetto al libro – ha detto Lagioia – io mi concentro sui due assassini, qui ci si concentra invece su Varani e sulla sua fidanzata, non solo cambia il punto di vista, viene quasi ‘illuminata’ la storia in maniera diversa, per me è stata come leggerla in modo diverso”. “Luca Varani si conosce solo perché è stato ammazzato, il rischio era che la sua vita fosse conosciuta solo per la sua morte, raccontare la sua storia, invece, è come restituirgli una vita – ha aggiunto lo scrittore – non sappiamo nulla di cosa gli sarebbe accaduto se non si fosse trovato in quell’appartamento e nel film lui è raccontato nella sua vita quotidina, nella sua ricerca di un posto nel mondo, nell’amore”.












