Venezia, 4 settembre 2026 – ''Alla luce del film finito, per me 'la città dei vivi' è quella che si sveglia la mattina all'alba e riprende la sua vita: siamo quelli che restano dopo questo fatto''. Edoardo Gabbriellini riflette così sul titolo del film presentato in Concorso nella sezione Orizzonti di Venezia 83, in sala dal 1 ottobre, e liberamente ispirato all'omonimo romanzo di Nicola Lagioia che ripercorre la tragica vicenda di Luca Varani. Il ventitreenne ucciso a Roma la notte tra il 4 e il 5 marzo 2016 da Marco Prato e Manuel Foffo. ''Dopo la complessità e l'affresco così articolato e profondo che fa Nicola nel libro, immediatamente abbiamo pensato che il modo migliore fosse cercare un fuoco più stretto e intimo per dare respiro e dignità alla storia e alla vittima, concependolo e partendo dall'assunto di farne un racconto di formazione interrotto da un destino tragico'', spiega il regista.
Questo si traduce in un tono completamente differente rispetto a quello dell'opera letteraria. ''Quando ho visto il film sono rimasto molto colpito e commosso, anche sentimentalmente, per il modo in cui Edoardo ha adottato la prospettiva di questo libro'', confida Lagioia. ''Io racconto la storia soprattutto dal punto di vista dei due assassini, mentre lui si concentra sulla vita di Luca e della sua fidanzata Marta Gaia Sebastiani. Cambiare il punto di vista – continua - non significa cambiare i fatti di una storia, ma illuminarla e farla sentire in maniera diversa. Per me è stato come leggere il capitolo mancante del libro''. Valerio Mastandrea, Gaia Merlonghi, Edoardo Gabbriellini, Emanuele Maria Di Stefano e Nicola Lagioia al Lido di Venezia (Ansa)











