Venezia, 5 settembre 2026 – Di quell’omicidio parlavano tutti, nel marzo del 2016. Per la ferocia con cui avvenne, e per la giovane età dei protagonisti, i carnefici e la vittima. Omicidi confessi: due giovani di buona famiglia, Marco Prato e Manuel Foffo. L’ambiente: Roma, i festini gay, il consumo di droga. Vittima: un ragazzo di poco più di vent’anni, Luca Varani. Dentro quella vicenda ha scavato, per primo, lo scrittore Nicola Lagioia. Traendone un romanzo-verità, La città dei vivi, pubblicato da Einaudi nel 2020. Frutto di una lunga attività di documentazione, fra atti giudiziari e testimonianze di prima mano, il libro ha dato origine a tre podcast e a una pièce teatrale, con la regia di Ivonne Capece. E adesso ecco il film. La città dei vivi, diretto da Edoardo Gabbriellini, è stato presentato ieri in concorso nella sezione Orizzonti. Arriverà nelle sale italiane il 1° ottobre.

Ma se il libro di Nicola Lagioia esplorava le vite dei due massacratori, Edoardo Gabbriellini nel suo film – scritto dai fratelli Damiano e Fabio D’Innocenzo, che poi hanno ritirato la firma dalla sceneggiatura – ribalta il punto di vista. Il film si focalizza sulla vita della vittima. Un ventenne romano, un grumo di sentimenti ancora abbozzati, un ragazzo che ancora non ha scelto il suo destino. Senza immaginare che il suo destino lo attende al di là di una porta, in un appartamento in cui quasi non si respira, per l’odore di fumo e di chissà che altro.