Arrivano insieme, accompagnati dalla sindaca Silvia Salis. Sotto il tendone della Festa dell’Unità di Genova non c’è più posto e parte del pubblico segue dalla piazza. Tra Giuseppe Conte e Andrea Orlando va in scena una corrispondenza d’amorosi sensi politica, fatta di ricordi del governo condiviso, proposte già concordate e poche divergenze. Si parte dall’opposizione a Giorgia Meloni. “Quattro anni di governo, zero riforme”, attacca Conte. Al governo più longevo della storia repubblicana, dice corrisponde “la più grande responsabilità” per non aver risposto a inflazione, caro bollette, carburanti e salari troppo bassi. “Cosa hai fatto con 209 miliardi che si è ritrovata sul tavolo? Quali progetti industriali? Quale piano sanitario? Quale piano per i salari reali? Quale piano per la crescita?”.

Il programma di coalizione, assicurano, è già in larga parte condiviso con Avs. Conte elenca salario minimo, politiche del lavoro, congedo paritario, riduzione dell’orario a parità di retribuzione. E aggiunge il conflitto di interessi: “Non puoi fare politica e affari contemporaneamente, se hai ruoli istituzionali”. Entro fine mese proveranno a “trarre le fila di un progetto programmatico unitario”. Ma sulla linea di quanto sostenuto dallo stesso palco da Schlein, quelle fila esistono già. Anche su temi strumentalizzati dai lobbisti del riarmo: “Noi siamo molto più convergenti sulla politica estera rispetto a questo governo”, dice Conte. Il campo progressista, aggiunge, dovrà battersi unitariamente “per una prospettiva di pace”, per il riconoscimento dello Stato palestinese, le sanzioni economiche e finanziarie contro “i responsabili di un genocidio, da Netanyahu in giù” e l’interruzione dell’accordo di cooperazione militare con Israele. Sull’Ucraina, Conte ribadisce la condanna dell’aggressione russa ma anche la linea che M5s e Avs hanno fatto loro dall’inizio: “Dobbiamo evitare un’escalation militare e porre fine a questo conflitto”. Perché “o una guerra finisce con la resa e la distruzione di una delle due parti, oppure finisce storicamente con un trattato di pace”.