Calore ed applausi per lui, gelo e fischi per lei. I destini diversi di Giuseppe Conte osannato alla Festa nazionale dell’Unità a Reggio Emilia, e di Elly Schlein impallinata al Circo Massimo, a casa di Marco Travaglio. Un semplice test: il leader del M5S conquista la simpatia del popolo dem con strette di mano e incoraggiamenti mentre la segretaria del Pd fa fatica ad entrare in sintonia con il pubblico pentastellato. Un indizio di come può finire il braccio di ferro sulla leadership tra i due contendenti, che aspirano entrambi alla fascia da capitano del campo largo. La sfida a distanza è proseguita ieri: l’ex Presidente del consiglio alla festa del Fatto Quotidiano, l’inquilina del Nazareno a chiudere la tradizionale rassegna dem. Il canovaccio restalo stesso: lui puntuto, precisa e mette in chiaro, lei sente il fiato sul collo e divaga. «Non siamo un cespuglio del Pd», tuona l’avvocato di Volturara Appula di fronte al pubblico amico riunito al Circo Massimo. «Col Pd non siamo alleati, stiamo creando un progetto politico per mandare a casa Meloni», precisa con piglio leguleio. Ne consegue che: «Saremo alleati quando ci sarà un progetto nero su bianco». L’importante è non mettere in piedi un’armata Brancaleone: «Non è sufficiente solo vincere e costruire un accordo finto per poi andare a Chigi, altrimenti facciamo la fine dell'Unione di Prodi. Il programma deve essere realmente condiviso». La punta di fiele è nel finale: «L’affidabilità dei compagni di viaggio è fondamentale, faremo di tutto per evitare accozzaglie». Messaggio esplicito a Carlo Calenda, variamente citato sabato sera durante l’incontro con Dario Franceschini, che riguarda anche Matteo Renzi, nemico per una lunghissima stagione e ora chissà.