Il problema è Elly Schlein, non Giuseppe Conte. Il Pd, ma solo una parte attenzione, c’è rimasto male per le parole del leader di M5S ad Atreju. E così ieri, più che il giorno della consacrazione della segretaria a leader della coalizione, obiettivo fallito al punto che si sono registrati vistosi passi indietro anche nella saldezza della sua guida del partito, è stato uno dei non rari giorni di rissa a sinistra. La segretaria dem ha contraddetto il suo alleato pentastellato: «La coalizione della sinistra è nei fatti, la vogliono gli elettori», ha replicato all’avvocato del popolo. L’ha messa sul piano dogmatico, al dna non si comanda: «L’unità è un dovere», e pare ritornato il Cominter. «Voglio ricordare a Conte che in un’alleanza serve rispetto da tutti i partiti, non solo da noi, che siamo abituati» ha rincarato la dose il capogruppo dem in Senato, Francesco Boccia. E poi la solita richiesta di casa nel Pd degli offesi: chiedete scusa. Niente da fare, gli assenti hanno sempre torto. In casa di Giorgia Meloni, l’ex premier ha approfittato del palco tutto suo per essere caustico e sibillino. Non siamo alleati di nessuno, neppure delle forze progressiste; siamo pronti a confrontarci ma solo dopo aver costruito un programma condiviso: questo il messaggio di Giuseppi scaricato sabato sulla “sedia vuota” lasciata da Elly, che non ha voluto confrontarsi con lui perché si ritiene la sola alternativa a Giorgia. Ed è questa la miccia che ha fatto saltare, ancora una volta, i nervi alla segretaria, nel giorno della sua festa.