Io ho un mondo e questo mondo brucia. E dove brucia qualcosa, sorge forza. E questa forza trascina! Diceva così Christine Lavant, . Nata nel 1915 in Carinzia come nona figlia di una povera famiglia operaia. Fin dall’infanzia fu tormentata da varie gravi malattie, ma sebbene i medici l’avessero abbandonata non muore. Sente che deve dire la sua parola e, quindi, deve vivere. Morirà soltanto nel 1973, all’età di 58 anni, da scrittrice ormai affermata.
Per una serie di circostanze fortunate, i suoi testi, nel corso degli anni 50, si fanno notare e vengono riconosciuti dalla critica letteraria – senza che l’inaspettato successo comprometta la radicalità della sua scrittura. Christine Lavant rimane fedele a se stessa perché non ha scelta. Non può né essere, né scrivere diversamente. Le sue poesie e la sua vita sono la sua verità – la lotta continua di un io con la vita e con un Dio inaffidabile che non mantiene le sue promesse. Christine Lavant è infinitamente triste e infinitamente arrabbiata e non smetterà mai di dare voce al grande spavento di essere uomini sulla terra. Come molte donne della sua provenienza sociale, si guadagnava da vivere con il lavoro a domicilio. Faceva la maglia, fumando e leggendo avidamente mentre le sue mani fabbricavano guanti e cappelli…






