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24 OTTOBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 7:09
Esther Jansma, nata ad Amsterdam nel 1958 e deceduta ad Utrecht nel 2025, è conosciuta soprattutto per la sua considerevole opera poetica. Debutta nel 1988 con la raccolta Stem onder mijn bed (Voce sotto il mio letto), a cui seguono altre raccolte; l’ultima, del 2024, ha per titolo We moeten ‘misschien’ blijven denken (‘Forse’ dobbiamo continuare a pensare). È stata anche archeologa e dendrocronologa, e allora non stupisce che il tempo sia una tematica sovente presente nelle sue poesie. Queste si liberano di Cronos afferrando Kairos nell’attimo di spiccare il volo, percorrono terreni piani e scoscesi alla ricerca della loro profondità, contano estasiate gli anelli di accrescimento degli alberi, salmodiano le dolorose esperienze dell’esistenza.
Per Esther Jansma non vi è alcuna differenza tra il fluire dell’acqua e quello della terra, non è impossibile che gli esseri umani possano divenire pietre o che un amante si trasformi in un paesaggio. Tutto fluisce e si trasfigura, tutto diventa altro portando in sé quello che era stato e quello che diventerà. Se solo potessimo restare di più nell’immanenza, la nostra mente potrebbe continuerebbe a pensare aprendosi a nuovi orizzonti.







