Èentrata negli archivi degli ex manicomi. Ha attraversato chilometri di scaffali, guardato dentro scatoloni pieni di cartelle cliniche. E ha trovato un’infinità di lettere abbandonate. Lettere d’amore, messe lì insieme alla lista dei farmaci e a quella dei trattamenti psichiatrici. Grida d’aiuto, sogni e poesie che i malati scrivevano ai loro cari, figli, madri, padri, amici, conoscenti, ma anche al Papa, al Re: lettere che nessuno ha mai letto. Lei le ha riportate alla luce. Lo sapevate che ai malati psichiatrici, nella prima metà del 900, era vietata qualsiasi corrispondenza con l’esterno? Loro scrivevano, inviavano messaggi scritti, aspettavano risposte, ma non sapevano che quelle lettere non sarebbero mai state inviate. Era prassi requisirle.
Mariangela Capossela, artista italiana a Lione, ha costruito un’opera d’arte collettiva che ridà voce a chi è stato messo a tacere. «Questo lavoro per me è un invito a rispondere presente, a poter dire: io ci sono, a tessere legami umani».
L’opera si intitola Corrispondenze immaginarie. Un progetto di innovazione sociale che è diventato anche un documentario in onda su Rai 3 da aprile. Capossela ha raccolto le lettere e ha trasformate in opere d’arte: trascritte a mano da copisti, inviate a chi ha scelto di diventare destinatario e rispondere, e poi rese accessibili in luoghi pubblici per essere lette. Non ad alta voce, ma dove ognuno le legge insieme agli altri in silenzio.








