ROMA - Tracce di polvere da sparo sulla mano del padre. E qualche residuo anche su quella della madre. L'autopsia svolta sui componenti della famiglia trovata priva di vita a Roma nel quartiere di Pietralata il 31 agosto scorso dà qualche risposta ma non scioglie tutti i dubbi sul duplice omicidio-suicidio di Luca Abbasciano, 42 anni, la moglie Valentina Pambianco di 41 e la loro figlioletta Bianca di 5 anni, affetta fin dalla nascita da una grave forma di disabilità. Tre colpi alla testa Secondo quanto accertato nel corso dell'esame autoptico, complessivamente sono stati esplosi tre colpi di arma da fuoco, tutti alla testa. Una sorta di tragica esecuzione pianificata chissà da quanto tempo e messa in atto forse in pochi istanti. A lanciare l'allarme erano stati alcuni parenti, preoccupati del fatto che da alcuni giorni Luca e Valentina non rispondevano alle telefonate. A sparare, alla luce di quanto dunque emerso dall'esame specialistico sulle tracce di polvere da sparo rilasciate dalla pistola, con ogni probabilità è stato il padre. Ma alcune particelle sono state individuate anche sulla madre e ciò lascia aperta un'altra ipotesi: anche la donna potrebbe aver avuto un ruolo attivo nella tragica vicenda. I medici legali, coordinati dal professore Vittorio Fineschi, hanno proceduto anche ad una serie di prelievi al fine di effettuare ulteriori accertamenti e i cui risultati arriveranno nelle prossime settimane. L'obiettivo è chiarire la dinamica di quanto avvenuto nell'appartamento di via dell'Antracite e cristallizzare il momento dello sparo. Da accertare, infatti, se la piccola fosse 'cosciente' e il giorno e l'orario esatto in cui l'azione è stata compiuta.