La certezza che a premere il grilletto sia stato soltanto Luca Abbasciano comincia a vacillare. Nella tragedia di Pietralata, dove sono morti Luca, 42 anni, la moglie Valentina Pambianco, 41, e la loro figlia Bianca di cinque anni, affetta da una grave disabilità, gli ultimi risultati degli accertamenti medico-legali aprono infatti uno scenario ancora più drammatico: anche la madre potrebbe aver avuto un ruolo attivo nella sequenza di colpi che ha sterminato la famiglia. Non significa, almeno per ora, che sia stato accertato che entrambi i genitori abbiano sparato alla bambina. Ma è un'ipotesi che gli investigatori e i medici legali non possono più escludere. Sulla base dei primi risultati dell'autopsia eseguita dall'équipe della Sapienza coordinata dal professor Vittorio Fineschi, sarebbe infatti prematuro concludere che abbia fatto tutto il padre. La dinamica resta aperta e saranno soprattutto gli esami biologici e tossicologici a cercare di stabilire chi abbia impugnato l'arma e in quale momento.

Le tracce di polvere da sparo su entrambi A rendere più complesso il quadro ci sono soprattutto le tracce di polvere da sparo rilevate su entrambi i genitori. I residui sarebbero più evidenti sulla mano di Abbasciano, ma particelle sono state trovate anche su Valentina Pambianco. Un dato che da solo non dimostra che la donna abbia sparato — residui di questo tipo possono avere spiegazioni differenti e devono essere interpretati insieme agli altri rilievi — ma che impedisce, allo stato degli accertamenti, di escludere un suo coinvolgimento diretto. ANSA aveva già riferito che, pur rimanendo il padre il principale indiziato come autore degli spari, la presenza di particelle sulla madre lasciava aperta l'ipotesi di un suo ruolo attivo. Chi ha premuto il grilletto? Sulla base degli accertamenti autoptici spunta il dubbio su chi abbia aperto il fuoco. Non solo a premere il grilletto potrebbero essere stati entrambi i genitori, insieme. Tutti e tre i corpi sono stati trovati sul letto matrimoniale, con Bianca fra i genitori. Soltanto uno degli adulti presenta una ferita d'arma da fuoco alla tempia; l'altro adulto e la bambina sono stati raggiunti alla testa in punti differenti. Non sarebbero emersi altri evidenti segni di violenza o elementi che facciano pensare a una colluttazione. Il numero di colpi esplosi Anche sul numero dei colpi le informazioni si sono precisate con il procedere degli esami. Le prime ricostruzioni parlavano di tre proiettili, uno per ciascun componente della famiglia. Gli ultimi risultati indicano invece quattro colpi complessivi, considerando anche quello che ha ucciso il cane di casa. Uno soltanto sarebbe stato indirizzato alla tempia. Gli esami tossicologici La risposta decisiva potrebbe arrivare ora dagli esami tossicologici. Gli specialisti devono verificare se nel corpo di Bianca fossero presenti farmaci e se la bambina, o la madre, fossero addormentate o sedate al momento degli spari. Proprio questo particolare potrebbe aiutare a ricostruire l'ordine delle morti e, indirettamente, a stabilire se uno solo dei genitori abbia ucciso gli altri per poi suicidarsi oppure se Luca e Valentina abbiano partecipato entrambi al progetto suicidario e alla sua esecuzione. Gli elementi raccolti finora non sono univoci e che saranno necessari ancora alcuni giorni per completare gli accertamenti. Nessun coinvolgimento esterno Resta invece ferma, allo stato delle indagini, l'esclusione del coinvolgimento di persone estranee alla famiglia. La pistola utilizzata era una Glock regolarmente detenuta da Abbasciano. Nell'abitazione erano stati trovati anche diversi messaggi e lettere destinati ai familiari, indicati dalle prime ricostruzioni come firmati dalla coppia, mentre telefoni e computer sono stati sequestrati dai carabinieri per ricostruire le ultime ore prima della tragedia. È quindi proprio il ruolo della madre il principale interrogativo ancora aperto. La prima ipotesi — il padre che uccide moglie e figlia e poi si toglie la vita — resta possibile e, secondo le prime valutazioni, ancora la più probabile. Ma non è più l'unica. Gli accertamenti medico-legali hanno aperto una seconda pista: che la decisione di morire insieme alla bambina sia stata condivisa e che anche l'esecuzione materiale della tragedia possa avere coinvolto entrambi i genitori. Saranno gli esami sui residui dello sparo, quelli biologici e tossicologici e la ricostruzione della successione dei colpi a stabilire se questa ipotesi troverà conferma.