Quattro proiettili. Quattro colpi che hanno ucciso un’intera famiglia e anche il cane di casa. Ma, dopo le prime evidenze emerse dall’autopsia, il caso di Pietralata resta ancora avvolta da interrogativi che gli investigatori non intendono sciogliere prima dell’arrivo degli ultimi risultati scientifici. Nell’appartamento sono morti Luca Abbasciano, Valentina Pambianco e la loro figlia di 5 anni. Con loro anche il cane di famiglia. Secondo quanto emerge dai primi risultati dell’autopsia, realizzata dai medici legali della Sapienza di Roma coordinati dal professor Vittorio Fineschi, i colpi sparati sono stati quattro. Uno solo sarebbe stato esploso alla tempia, a differenza di quanto era emerso ieri. Gli altri hanno raggiunto le vittime in circostanze che dovranno ora essere ricostruite con precisione attraverso gli ulteriori accertamenti.

Ed è proprio sulla dinamica che restano aperti i principali interrogativi. Al momento è considerato prematuro affermare con certezza che a sparare sia stato soltanto il padre. Non ci sarebbero ancora elementi oggettivi sufficienti per avvalorare definitivamente l’ipotesi di un’unica mano. Già giovedì al termine dei primi accertamenti non era stato escluso il ruolo della donna. Per questo gli investigatori e i consulenti procedono con cautela. La presenza di elementi ritenuti non univoci, tra cui le tracce di polvere da sparo riscontrate sui corpi, impone ulteriori verifiche. Saranno soprattutto gli esami balistici a cercare di ricostruire la sequenza dei quattro spari: chi abbia impugnato l’arma, in quale ordine siano stati esplosi i colpi e quale sia stata la dinamica all’interno dell’abitazione.