La guerra ibrida è già dentro la quotidianità europea e la Russia ha imparato ad adattare le proprie leve alle fragilità dei singoli Paesi. Teresa Coratella, associate director dell’European Council on Foreign Relations (Ecfr), avverte: cyberattacchi, disinformazione e sabotaggi sono solo alcuni degli strumenti di una strategia destinata a proseguire. E con le prossime elezioni alle porte, la vera vulnerabilità dell’Europa rischia di essere la sua stessa divisione
La guerra ibrida non è più una minaccia proiettata sul futuro, ma una dimensione ormai strutturale del confronto geopolitico. Cyberattacchi, sabotaggi, droni, pressione economica, strumentalizzazione dei flussi migratori e, soprattutto, disinformazione sono diventati strumenti ordinari attraverso cui gli attori ostili cercano di penetrare nelle società europee e condizionarne le scelte. Un terreno sul quale la Russia ha sviluppato negli anni un vero e proprio playbook, adattandolo alle caratteristiche dei singoli Paesi.
Per Teresa Coratella, associate director dell’European Council on Foreign Relations (Ecfr), l’Europa ha compiuto passi avanti nella costruzione degli strumenti necessari a fronteggiare queste minacce, ma continua a scontare deficit significativi: dall’assenza di un vero coordinamento sull’attribuzione degli attacchi alle diverse velocità con cui le capitali europee percepiscono e affrontano il problema. E mentre il conflitto in Ucraina prosegue, la vera sfida sarà evitare che le divisioni interne all’Europa diventino la principale leva della strategia russa.








