Roma, 3 set. (askanews) – La crisi climatica lascia il segno anche sul Monviso, caso emblematico dell’instabilità in quota e della sofferenza dei ghiacciai. Tre alert rossi sintetizzano bene quanto sta accadendo sul Re di Pietra sopra i 3mila metri ma anche a valle: 1) il ghiacciaio del Coolidge quasi estinto, ormai declassato a glacionevato e non più misurabile, 2) la parete nord est del Monviso soggetta a frequenti crolli, e 3) la sofferenza del fiume Po, che nasce ai piedi di questa montagna, a quota 2000 a simboleggiare come montagna e pianura siano accomunate dallo stesso destino. A denunciare ciò è Carovana dei ghiacciai di Legambiente che al grido “Non è caldo, è crisi climatica”, pronunciato alla sorgente del Po, ha aperto la sua ultima tappa in Piemonte sul Monviso, la vetta più alta delle Alpi Cozie con i suoi 3841 metri, accompagnata dagli esperti di Arpa Piemonte e dai guardia parco dell’Ente di gestione delle aree protette del Monviso. Le osservazioni fatte in quota, la mattina prima del crollo della parete, parlano chiaro: sul Re di Pietra resta ben poco dei ghiacciai che un tempo dominavano la parete nordest. Del ghiacciaio del Coolidge, declassato nel 2022 a glacionevato, oggi restano solo delle placche di ghiaccio arroccate in una nicchia e circondate da un mare di rocce e detriti, mentre la montagna diventa sempre più instabile.