Dopo gli attentati di vent’anni fa, il paese torna ad aprirsi al turismo puntando sulla sua cultura influenzata dal deserto e dall’oceanoDopo gli attentati di vent’anni fa, il paese torna ad aprirsi al turismo puntando sulla sua cultura influenzata dal deserto e dall’oceano
alla sua tenda con il tetto di paglia, Fatima Cheikh Mohammad Bouya, 49 anni, scruta il vasto paesaggio roccioso sperando di avvistare qualcuno, possibilmente viaggiatori in cerca di una sistemazione per la notte. È la custode di uno dei siti naturalistici più sorprendenti dell’Africa, la struttura di Richat, detta l’occhio del Sahara, un’enorme formazione circolare di circa quaranta chilometri di diametro che si trova nell’altopiano di Adrar, nel nord della Mauritania. Può essere ammirata integralmente solo dal cielo, e dall’alto i suoi cerchi concentrici ricordano un occhio. Stando ad alcune leggende, segnerebbe il luogo in cui sorgeva la città di Atlantide.
Bouya spera di veder arrivare i turisti, che spesso si muovono in gruppo e che portano valuta straniera. Potrebbe vendergli una piccola pietra che riproduce la forma del Richat oppure ospitarli per la notte sotto il cielo del deserto, affittandogli delle tende e servendogli la cena. “Questa terra appartiene tutta alla mia famiglia”, afferma Bouya con orgoglio, seduta su un tappeto rosso scolorito e indicando una mappa davanti a sé. Lei è una delle centinaia di persone che vorrebbero approfittare della lenta riscoperta della Mauritania come destinazione di viaggio.







