La strada verso le politiche del 2027 non ha ancora una data in calendario, ma a Palazzo Madama si è aperto il confronto decisivo sulle regole con cui gli italiani torneranno alle urne.

Nella prima Commissione Affari costituzionali del Senato si è chiuso il termine per gli emendamenti al disegno di legge n. 1971: sul tavolo sono arrivati quasi settecento correttivi, in larga misura delle opposizioni, intenzionate a fare ostruzionismo contro un impianto ritenuto eccessivamente sbilanciato sulla governabilità.

L’elemento più dirompente, e fonte di frizioni nella maggioranza di centrodestra, riguarda l’eventuale reintroduzione del ballottaggio. A rimettere in pista l’ipotesi non è stato un accordo di coalizione, bensì un emendamento a firma del senatore Marcello Pera, presentato a titolo personale.

La mossa ha consigliato prudenza a Forza Italia: dopo aver a lungo accarezzato l’idea di intervenire sul doppio turno, gli azzurri hanno preferito non depositare un proprio testo, adottando una tattica attendista per verificare la tenuta del cosiddetto «lodo Pera» senza esporre il centrodestra a rotture immediate.

Per misurare la portata del dibattito, va messo a confronto il testo base uscito da Montecitorio con le correzioni suggerite da Pera, che mirano a rimodulare il premio di governabilità. Il disegno di legge approvato alla Camera prevede un proporzionale “temperato” da un premio fisso: se una lista o una coalizione supera il 42% dei voti in ciascun ramo del Parlamento, scatta l’assegnazione di 70 seggi alla Camera e 35 al Senato, senza oltrepassare il tetto di 220 deputati e 113 senatori per la forza vincente.