Roma, 2 settembre 2026 – Si indossa sulla testa come una cuffia e, attraverso una rete di elettrodi, legge i segnali elettrici emessi dal cervello e permette ai medici di valutare se le funzioni cognitive siano state compromesse. Seguirà presto una cuffia dello stesso tipo per diagnosticare la depressione, mentre è stato messo a punto anche un sistema di elettrodi utilizzato in microchirurgia per facilitare gli impianti nel cervello di dispositivi BCI (Brain-Computer Interface) che è già stato impiegato su 18 pazienti. Oppure c’è anche l’impianto neurale progettato per aiutare le persone con lesioni del midollo spinale a recuperare la mobilità delle mani.
Tutti questi non sono esempi di dispositivi del futuro, di prototipi da sviluppare per riuscire a collegare il cervello con i computer, ma si tratta di prodotti reali, già presenti sul mercato cinese, che negli ultimi mesi hanno ottenuto l’autorizzazione delle autorità sanitarie della Repubblica popolare e possono quindi iniziare ad essere usati nella pratica clinica.
Lo sviluppo tecnologico della Cina accelera anche nel settore dei “chip nel cervello”, i cosiddetti BCI, i sistemi di interfaccia cervello-computer, e lancia anche in questo campo una sfida agli americani e in particolare a Neuralink, la pioneristica società di Elon Musk che ha avviato nel 2016 la ricerca sulle neurotecnologie con l’obiettivo di sviluppare interfacce neurali impiantabili.







