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Ruggiero Corcella

Nel 2024, la notizia era il primo paziente Neuralink. Nel 2025, la fattibilità clinica. Oggi, è la nascita di un mercato. La Cina ha infatti lanciato il primo chip cerebrale commerciale al mondo. Dopo l'Ai, le Brain computer interface diventano il nuovo terreno di sfida fra Stati Uniti e Repubblica Popolare Cinese

Ancora i due colossi, Cina e Stati Uniti. Ancora una ricerca di frontiera, quella sulle interfacce cervello-computer (o Bci dall’acronimo inglese Brain computer interface, sistemi che consentono di creare un ponte fra macchine e cervello umano). Il confronto globale tra le due superpotenze si sta svolgendo anche su questo terreno. Negli Usa, da Elon Musk a Bill Gates e Jeff Bezos stanno investendo miliardi di dollari nella ricerca sulle protesi neurali. E, dall'altra parte del pacifico, il governo cinese ha raccolto la sfida e sta iniettando cifre da capogiro nella ricerca sulle Bci. Con un «sorpasso» sbalorditivo: il Paese ha autorizzato la commercializzazione del primo impianto cerebrale invasivo al mondo destinato a pazienti paralizzati.

La svolta è raccontata da Nature, che ha dedicato un ampio approfondimento all'accelerazione impressa dalle aziende cinesi al settore delle interfacce cervello-computer. Parallelamente, MIT Technology Review, Reuters e Fierce Biotech hanno documentato l'approvazione regolatoria del dispositivo NEO, sviluppato dalla società Neuracle Technology di Shanghai insieme all'Università Tsinghua di Pechino. Nel 2024, la notizia era il primo paziente Neuralink. Nel 2025, la fattibilità clinica. Oggi, è la nascita di un mercato. Dopo l'intelligenza artificiale, la prossima piattaforma tecnologica globale potrebbe dunque essere il cervello connesso.