Immaginate per un attimo di comunicare con altre persone senza aprir bocca: Elon Musk e soci hanno deciso di alzare ancora una volta l’asticella, portando Neuralink e gli impianti cerebrali ad un nuovo livello che dà decisamente del filo da torcere ai film di fantascienza.

Se infatti fino ad oggi le interfacce cervello-computer (in acronimo BCI) consentivano «solo» di controllare periferiche e dispositivi come tastiere, puntatori, tablet (recentissimo il caso Stentrode e l’iPad controllato dal paziente con SLA) e simili attraverso la decodifica degli input neuromotori, ora l’obiettivo dell’azienda statunitense si spinge ancor oltre: trasformare i pensieri in parole scritte.

Dare voce al pensiero: come funziona la nuova tecnologia di Neuralink«Se stai immaginando di dire qualcosa, noi saremo in grado di coglierlo»: è con queste parole incisive che il presidente di Neuralink, DJ Seo, ha presentato al pubblico la sua ambiziosa sfida. Al centro della nuova tecnologia “thoughts-to-speech” di Neuralink troviamo la decodifica dei segnali provenienti dall’area della corteccia cerebrale deputata al linguaggio, che verrebbero quindi convertiti in testo grazie ad alcuni innovativi algoritmi d’intelligenza artificiale. Come avveniva nelle precedenti iterazioni di Neuralink, questo è reso possibile dall’impianto di alcuni microelettrodi all’interno della corteccia del paziente, che invierebbero i segnali neurali ad un chip esterno capace di interpretarli. Si tratta a tutti gli effetti di un potenziale game-changer in grado di «restituire la voce» a migliaia di pazienti con problematiche fonatorie e/o disturbi del linguaggio derivanti da lesioni midollari, ictus, Sla e altre condizioni neurologiche simili. Sulla carta, questo approccio consentirebbe di aumentare l’indipendenza dei pazienti e migliorarne, almeno in linea teorica, la qualità di vita. Negli ultimi giorni, Neuralink ha ufficialmente ricevuto il benestare dell’Fda (l’ente statunitense responsabile della regolamentazione dei farmaci e dispositivi medici) per dare il via ai primi trial clinici negli Stati Uniti previsti per ottobre, ricevendo tra l’altro la designazione al programma Breaktrough Device, utile per velocizzarne i tempi di sviluppo e revisione. Tali trial rappresenteranno a tutti gli effetti il banco di prova per l’applicazione della nuova tecnologia di Neuralink, nonché la verifica sul campo della sua efficacia e sicurezza. Tra gli obiettivi principali dei trial di ottobre spiccano in particolare l’accuratezza della decodifica degli input cerebrali e i tempi di latenza che intercorrono tra il pensiero del paziente e la conversione in messaggi testuali, al fine di rendere la comunicazione più rapida possibile.Resta da vedere l’incognita sulla privacy dei segnali cerebrali dei pazienti, che dovrà necessariamente essere sottoposta a un'attenta regolamentazione da parte delle autorità.