Quando si parla di interfacce cervello-computer (Brain-Computer Interface, BCI), il nome che domina il dibattito è quello di Neuralink, la società di Elon Musk che sviluppa impianti cerebrali destinati a ristabilire alcune funzioni compromesse da patologie neurologiche o lesioni. In Cina, però, puntano a rendere questa tecnologia accessibile senza ricorrere ad alcun intervento chirurgico.

Tra le aziende protagoniste di questo approccio figura BrainCo, startup fondata nel 2015 e nata all'interno degli Harvard Innovation Labs, oggi considerata una delle cosiddette "Six Little Dragons" di Hangzhou, il gruppo di giovani aziende simbolo dell'espansione tecnologica cinese. La società, al centro di uno speciale della CNBC, sviluppa sistemi capaci di acquisire i segnali elettrici del cervello attraverso il cuoio capelluto mediante fasce e caschetti dotati di sensori, evitando completamente l'impianto di elettrodi all'interno del cervello.

Le BCI elaborano l'attività cerebrale trasformandola in comandi destinati a dispositivi esterni. Grazie ai progressi nell'intelligenza artificiale, in particolare negli algoritmi di elaborazione del segnale, questa tecnologia sta raggiungendo nuovi traguardi, consentendo già oggi ad alcuni pazienti affetti da patologie neurodegenerative, come la sclerosi laterale amiotrofica (SLA), di scrivere testi o controllare applicazioni semplicemente attraverso il pensiero.