Milano, 2 set. (askanews) – Il mercato italiano del caffè attraversa una fase complessa. Le quotazioni del caffè verde restano elevate e la volatilità internazionale dei prezzi si somma all’aumento dei costi energetici, logistici, finanziari e del lavoro. Una pressione che coinvolge l’intera filiera, dalle torrefazioni ai pubblici esercizi, e che rende urgente una riflessione sul futuro dell’espresso italiano. Per l’Istituto espresso italiano (Iei), la risposta non può limitarsi al ritocco dei listini: occorre riportare al centro qualità, competenze e cultura del prodotto. “Per molti anni in Italia abbiamo considerato il prezzo dell’espresso quasi immutabile, indipendentemente dall’evoluzione dei costi e dal valore della materia prima – afferma Alessandro Borea, presidente di Iei – oggi questo modello mostra tutti i suoi limiti. La questione non è stabilire se la tazzina debba costare qualche centesimo in più, ma capire quale valore vogliamo attribuire all’espresso italiano e quale futuro vogliamo costruire per la sua filiera”.
Secondo Borea, comprimere i margini lungo la filiera rischia di penalizzare la qualità. Torrefazioni e bar stanno affrontando costi crescenti, mentre il consumatore resta molto sensibile al prezzo dell’espresso. “Se il valore viene assorbito a ogni passaggio, prima o poi è la qualità a pagarne il prezzo. Ed è esattamente ciò che dobbiamo evitare”, afferma. Per l’Istituto, la sfida è spostare il focus dal prezzo al valore del prodotto, riconoscendo cosa c’è dentro una tazzina: qualità della miscela, tecnologia delle attrezzature, corretta estrazione, servizio e professionalità del barista. “Non dobbiamo convincere il consumatore a pagare di più per lo stesso prodotto. Dobbiamo metterlo nelle condizioni di comprendere perché un espresso di qualità abbia un valore”, sottolinea Borea.









