Il primo, di origine russa con passaporto lettone. Il secondo, bielorusso con passaporto russo. E, soprattutto, con un legame con i servizi segreti di Mosca. Si stringe il cerchio attorno agli autori dell'attacco ibrido di Lipsia, destinato a segnare una nuova fase di escalation nella guerra in Ucraina. Dopo aver ufficialmente accusato la Russia di quanto accaduto ad inizio agosto nella città della Sassonia, Berlino ha cominciato a far filtrare i primi indizi sugli esecutori dell'attacco.
Intanto, le autorità danesi hanno svelato piani concreti da parte della Russia per compiere azioni di sabotaggio contro aziende in Danimarca: lo riporta l'emittente di servizio pubblico danese, DR. "Constatiamo che anche le aziende danesi sono oggetto di concreti piani di sabotaggio da parte della Russia e che i servizi segreti russi stanno preparando attivamente azioni di sabotaggio rivolte all'industria della difesa in Danimarca" ha dichiarato Emil Græsholm, capo del controspionaggio danese presso il Pet, la polizia di sicurezza danese, intervistato dal quotidiano Berglinske.
Con una novità destinata a non restare senza conseguenze: secondo quanto riportato dalla Bild, uno dei sospettati per Lipsia, l'uomo di origine bielorusso, aveva un visto turistico italiano. Le notizie trapelate sui media tedeschi nelle stesse ore in cui Ursula von der Leyen e Mark Rutte si vedevano per pianificare una strategia di risposta al Cremlino sembrano confermare la matrice russa dell'attentato dell'aeroporto di Lipsia, dove tra il 4 e il 14 agosto furono trovati tre droni carichi di esplosivi, uno di quali aveva impattato - senza conseguenze drammatiche - con un aereo cargo della Dhl.










