Le autorità tedesche indagano su un cittadino bielorusso, in possesso anche di passaporto russo, ritenuto coinvolto nel tentato attacco con droni ed esplosivo contro l’aeroporto di Lipsia/Halle. Secondo la ricostruzione dei media tedeschi, l’uomo sarebbe entrato nello spazio Schengen con un visto turistico rilasciato dalle autorità italiane a Minsk alla fine di aprile. Fonti di sicurezza hanno spiegato che l’uomo non risulta mai transitato in Italia: non è un’anomalia, ma una conseguenza del funzionamento di Schengen, dove un visto rilasciato da uno Stato membro consente di circolare nell’intera area.
Abbiamo analizzato le statistiche ufficiali della Commissione europea (DG Migration and Home Affairs) sui visti Schengen per consolato, relative agli anni dal 2021 al 2025, alla luce dell’invasione russa su larga scala dell’Ucraina iniziata il 24 febbraio 2022. C’è però un limite da segnalare subito: se la pratica è di fine aprile 2026 come tutto lascia intendere, essa non rientra nell’arco temporale delle statistiche ufficiali disponibili, ferme al 2025. I dati, quindi, non possono confermare né escludere nulla sul caso specifico. Servono piuttosto a ricostruirne il contesto.
Primo: i visti italiani ai cittadini russi non sono diminuiti dopo l’invasione. Sono aumentati. Sommando i due consolati competenti, Mosca e San Pietroburgo, l’Italia passa dai 63.894 visti rilasciati nel 2021 ai 161.121 del 2025, quasi il triplo. Nel frattempo, però, cambia la natura del documento: la quota dei visti a ingresso multiplo (MEV) crolla dal 95,7% del 2021 al 50,1% del 2025. A Mosca passa dal 95,8% al 53,3%; a San Pietroburgo scende addirittura al 28,7%. La spiegazione è nota e ha una data precisa: dal 12 settembre 2022 l’Unione europea ha sospeso integralmente l’accordo di facilitazione dei visti con Mosca (decisione 2022/1500 del Consiglio), portando la tariffa da 35 a 80 euro, allungando i tempi di istruttoria e rendendo più restrittive le regole sui visti pluriennali.










