Il primo, di origine russa con passaporto lettone. Il secondo, bielorusso con passaporto russo. E, soprattutto, con un legame con i servizi segreti di Mosca. Si stringe il cerchio attorno agli autori dell'attacco ibrido di Lipsia.
Dopo aver ufficialmente accusato la Russia di quanto accaduto ad inizio agosto nella città della Sassonia, Berlino ha cominciato a far filtrare i primi indizi sugli esecutori dell'attacco. Con una novità destinata a non restare senza conseguenze: secondo quanto riportato dalla Bild, uno di loro, l'uomo di origine bielorussa, aveva un visto turistico italiano.
Le notizie trapelate sui media tedeschi nelle stesse ore in cui Ursula von der Leyen e Mark Rutte si vedevano per pianificare una strategia di risposta al Cremlino sembrano confermare la matrice russa dell'attentato dell'aeroporto di Lipsia, dove tra il 4 e il 14 agosto furono trovati tre droni carichi di esplosivi, uno di quali aveva impattato - senza conseguenze drammatiche - con un aereo cargo della Dhl.
Due, finora, i sospetti identificati dalle autorità tedesche anche se le indagini si stanno concentrando su quattro persone coinvolte, ai quali si è arrivati grazie alle rilevazioni delle tracce di Dna o all'individuazione delle celle di rete telefonica. A fare notizia, tuttavia, è stato il fatto che uno dei sospetti attentatori fosse in possesso di un visto turistico italiano. Potrebbe essere stata questa la chiave con cui è entrato in Schengen e in Germania.










