Il sorpasso delle rinnovabili è ormai un fatto: producono energia a costi inferiori rispetto al gas, e la domanda che dovremmo porci è cosa stiamo aspettando. Per anni la transizione ecologica è stata descritta come un percorso virtuoso ma oneroso, mentre oggi i dati dimostrano che le fonti pulite non sono soltanto la risposta più efficace al cambiamento climatico, ma rappresentano anche la forma di produzione energetica più economica disponibile. Continuare a puntare sui combustibili fossili non è più solo un problema ambientale: è un rischio economico sistemico, aggravato da una geopolitica instabile in cui il gas è diventato una vera arma di pressione strategica e una forma di weaponizzazione delle materie prime.

Il divario nei costi di generazione, misurato tramite il Levelized Cost of Energy, è evidente: fotovoltaico ed eolico di nuova generazione stanno tra 40 e 70 euro al megawattora, con costi operativi minimi perché sole e vento sono risorse gratuite, mentre le centrali a gas a ciclo combinato viaggiano tra 90 e oltre 130 euro al megawattora, a causa della materia prima soggetta alle quotazioni internazionali come il TTF, dei costi di trasporto e rigassificazione e delle quote ETS per le emissioni di CO₂. Se produrre energia verde costa meno, il motivo per cui le bollette restano elevate risiede nel meccanismo del Prezzo Unico Nazionale, basato sul principio del prezzo marginale: il prezzo finale dell’energia è determinato dall’ultima centrale necessaria a coprire la domanda, che in Italia è quasi sempre alimentata a gas, con il risultato che anche l’energia rinnovabile prodotta a costo quasi nullo viene pagata al prezzo del metano.