Le energie rinnovabili sono destinate a diventate la principale fonte di elettricità del pianeta, ma si è creato un paradosso: l’aumento della produzione ne abbatte costantemente il valore economico. L’ultimo rapporto di Boston Consulting Group, Flexibility, Not Capacity, Will Decide Renewable Energy’s Future, conferma uno scenario paradossale.
Quando sole e vento producono molta energia nello stesso momento, e succede spesso perché il meteo non rispetta i picchi di consumo, i prezzi all'ingrosso crollano. E i produttori di conseguenza sono costretti a vendere a tariffe inferiori, proprio quando producono di più. In Europa questo fenomeno ha sottratto, secondo le elaborazioni di Bcg, oltre 14 miliardi di dollari di ricavi nel solo 2025. Una chiave di lettura è data dal cosiddetto fattore di valore, ovvero quanta parte del prezzo medio di mercato riesce effettivamente a incassare un produttore rinnovabile. Un valore di 1 significa vendere a parità di valore medio di mercato; l’eolico europeo viaggia tra 0,55 e 0,65, il solare anche sotto. In pratica, i produttori incassano il 40-45% in meno di quello che varrebbe la loro energia se potessero scegliere quando venderla.
Durante la giornata quando l’offerta di energia è alta i produttori di rinnovabili di confrontano con tariffe negative: di fatto pagano i clienti per far assorbire la loro elettricità. Le ore con prezzi negativi sono più che raddoppiate in alcuni paesi europei: da circa 200 ore nel 2020 a oltre 500 nel 2025. Il sistema di incentivi, secondo BCG, sta creando le condizioni per smettere di investire.








