Negli ultimi anni il tema della sicurezza energetica è tornato al centro del dibattito pubblico, spinto dalle tensioni geopolitiche, dalla volatilità dei prezzi e dalla necessità di ridurre le emissioni climalteranti. In questo contesto, la transizione non si gioca su un'unica tecnologia, ma su un insieme di soluzioni chiamate a convivere.

Accanto alla crescita delle fonti rinnovabili elettriche, anche i cosiddetti gas rinnovabili stanno attirando crescente attenzione. Tra questi, il biometano è oggi quello più maturo dal punto di vista industriale.

Una risorsa prodotta dagli scarti

Italgas, che sta investendo nell'evoluzione delle reti di distribuzione per renderle sempre più adatte ad accogliere gas rinnovabili, considera proprio questa filiera uno degli elementi che possono contribuire alla trasformazione del sistema energetico. «Lo sviluppo del biometano è una direzione strategica per il Paese», spiega Pier Lorenzo Dell’Orco, AD Italgas Reti. «Più gas verde, prodotto localmente, significa maggiore sicurezza energetica, più competitività per il sistema economico e al contempo minori emissioni di CO2».

Più nel dettaglio, il biometano nasce dalla depurazione del biogas, ottenuto a sua volta dalla fermentazione di scarti organici (ad esempio, residui agricoli) e la parte organica dei rifiuti urbani (“umido”). Una volta purificato, ha le stesse caratteristiche del gas naturale: può quindi entrare nelle reti esistenti e alimentare case, imprese e mezzi di trasporto. Secondo il Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC), l'Italia punta a raggiungere una produzione di circa sei miliardi di metri cubi annui entro il 2030, anche grazie agli investimenti sostenuti dal PNRR.