Il countdown è iniziato: il 10 settembre, in una riunione fuori sede a Berlino, la Banca centrale europea potrebbe decidere un nuovo rialzo dei tassi di interesse, il secondo dell'anno dopo quello di giugno. Sul tavolo di Christine Lagarde ci sono un'inflazione tornata a correre, un petrolio ancora ostaggio della guerra in Medio Oriente e un debito pubblico globale, a partire da quello degli Stati Uniti, che comincia a far tremare i mercati. Meglio quindi anticipare i tempi per chi ha intenzione di chiedere un prestito. Perchè aspettare potrebbe costare caro.
L'inflazione Ad agosto l'indice dei prezzi al consumo in Italia è salito al 3,3% su base annua, dal 2,9% di luglio: il livello più alto degli ultimi tre anni, secondo i dati diffusi dall'Istat. A spingere i prezzi sono soprattutto i beni energetici, con il gas naturale sul mercato tutelato salito del 31,3% su base annua e la benzina in rialzo del 16,3%. L'inflazione acquisita per l'intero 2026 è già al 2,9%, comunica l'Istat. Il petrolio, miccia sempre accesa Da quando è scoppiata, a fine febbraio, la guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran, il Brent ha guadagnato oltre il 55%, toccando quasi 120 dollari al barile nei momenti di massima tensione sullo Stretto di Hormuz. Dopo un'estate di alti e bassi, tra gli attacchi Houthi nel Mar Rosso e il calo della produzione russa, il greggio resta instabile sopra gli 80 dollari: gli analisti sentiti da Reuters lo vedono in media a 85 dollari nel 2026. La Bce si muove La Bce ha già alzato i tassi l'11 giugno, portando il tasso sui depositi al 2,25%, il primo rialzo dal 2023, per contenere le spinte inflazionistiche innescate dalla guerra. Ora i mercati scontano con una probabilità del 96% un nuovo aumento di un quarto di punto, al 2,50%, nella riunione del 10 settembre, e un sondaggio Reuters tra 69 economisti indica che l'83% si aspetta proprio questa mossa, seguita da una pausa fino a metà 2027. Le grandi banche d'affari avevano anticipato la svolta: già a marzo Barclays e JPMorgan ipotizzavano fino a tre rialzi nel 2026, portando il tasso al 2,75%, mentre Morgan Stanley puntava su due mosse, a giugno e settembre, per arrivare al 2,50%; Goldman Sachs, nello scenario più severo, non escludeva un rialzo cumulato di 75 punti base. Guai in vista per chi deve chiedere un prestito o un mutuo. Il convitato di pietra: il debito Sullo sfondo pesa il debito pubblico degli Stati Uniti, che il 19 agosto ha superato per la prima volta i 40mila miliardi di dollari, con interessi che quest'anno costeranno oltre mille miliardi. Il rendimento dei Treasury a 30 anni è salito al 5,33%, il massimo da un quarto di secolo, trascinando al rialzo anche i Btp italiani di pari durata, arrivati al 4,89%. In Europa la fibrillazione riguarda pure la Francia, il cui debito/Pil è salito al 117,6% nel primo trimestre con un deficit vicino al 5%, tanto che gli investitori guardano a Parigi con più preoccupazione che a Roma, mentre il rapporto debito/Pil italiano, pur restando al 138,9%, mostra segnali di stabilizzazione. Cosa cambia per famiglie e imprese Per chi ha un mutuo a tasso variabile l'effetto è già tangibile: l'Euribor a 3 mesi è passato dal 2,03% di gennaio al 2,54% di fine agosto, e i futures lo collocano vicino al 2,8% entro dicembre, con punte oltre il 3% nella prima metà del 2027. Su un mutuo standard da 125-150mila euro a 25 anni, ogni rialzo di un quarto di punto della Bce si traduce in 15-35 euro in più al mese, secondo le stime di Codacons e Facile.it; se a settembre arrivasse davvero il secondo rialzo dell'anno, il Tan medio dei mutui variabili potrebbe salire fino al 3,30%, quasi pari al tasso fisso. Insomma, di questi tempi il tasso fisso è sempre una garanzia. Ma il rischio, avvertono alcuni banchieri centrali, è di ripetere l'errore di Jean-Claude Trichet, che nel 2008 e nel 2011 alzò i tassi salvo poi doversene pentire in fretta di fronte al rallentamento dell'economia. Ma con l'inflazione ancora sopra il 3% e il barile ostaggio della geopolitica, la Bce ha poco margine per restare a guardare.








