La Bce va verso un nuovo rialzo dei tassi il 10 settembre, e l'inflazione balzata nell'area euro al 3,3% aggiunge un tassello mancante per convincere gli ultimi governatori più prudenti, con anche l'indice Pmi manifatturiero che, ai massimi di quattro anni, conferma la tenuta della crescita. Resta un nodo, quello dell'instabilità finanziaria che ruota attorno ai treasury americani e alla crisi dello yen e suggerisce cautela.
A due giorni dal 'periodo di silenzio' che precede di una settimana la riunione di politica monetaria, esce allo scoperto il governatore finlandese Olli Rehn: "comprensibili" - dice - le attese per un rialzo dei tassi. Il cenno è alle aspettative dei mercati che danno per scontato un rialzo di un quarto di punto al 2,50% dopo quello, della stessa entità, di fine giugno. A creare tensioni inflazionistiche, contro cui la Bce non può mostrare "alcuna compiacenza", è il rischio di "una guerra di logoramento" contro l'Iran che fa superare i 92 dollari al petrolio Brent. E che è la prima responsabile dell'impennata dell'inflazione nell'area euro al 3,3%, il livello più alto degli ultimi due anni. Il suo collega austriaco Martin Kocher dice che, se le nuove proiezioni Bce in arrivo la prossima settimana confermeranno un quadro d'inflazione peggiorato, "sarà necessario un altro aumento dei tassi a breve".






