Grande attenzione all’inflazione. Non può e non deve fare altro, la Banca centrale europea, nella sua riunione di aprile. Manterrà fermi - queste sono le attese degli analisti - il costo ufficiale del credito: al 2% il tasso sui depositi, al 2,15% quello di rifinanziamento. Troppo recente lo shock economico sui prezzi del petrolio - e in prospettiva sull’attività economica- tutto esogeno: non è chiaro quanto possa durare, e quali effetti di medio periodo possa avere non solo la chiusura dello stretto di Hormuz, fatto propriamente militare, ma anche il danneggiamento degli impianti di estrazione e di raffinazione del greggio.

Un aumento dei prezzi relativi

Al momento le banche centrali - tutte - non possono che “guardare attraverso” l’incremento dei prezzi. Eurostat, molto tempestiva, ha già registrato un primo effetto: l’inflazione è balzata al 2,6% a marzo, dall’1,9% di febbraio, con una core inflazione che è però rimasta sostanzialmente stabile, al 2,3% contro il precedente 2,2%. A rigore è sono un aumento dei costi relativi, non certo irrilevante per famiglie e aziende, ma non aggredibile da parte della politica monetaria, se non a costo di inserire un ulteriore “peso” sui bilanci degli operatori economici.