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19 MARZO 2026

Ultimo aggiornamento: 17:24

La notizia non è la pausa sui tassi, che la Banca centrale europea come da attese ha lasciato invariati mantenendo al 2% quello sui depositi e al 2,4% quello sui prestiti marginali. A colpire negli annunci arrivati da Francoforte giovedì è l’esplosione delle stime sulla crescita dei prezzi alla luce della guerra in Medio Oriente e delle ripercussioni sui costi dell’energia. Nel quadro di base, l’inflazione è ora attesa al 2,6% nel 2026, per poi attestarsi al 2% nel 2027 e al 2,1% nel 2028. A dicembre le previsioni erano, rispettivamente, di +2,2%, +1,9% e +2%. Anche le prospettive di crescita risultano indebolite: il Pil dell’Eurozona è atteso aumentare dello 0,9% nel 2026, dell’1,3% nel 2027 e dell’1,4% nel 2028, con una revisione al ribasso legata agli effetti globali della guerra su materie prime, redditi reali e fiducia. Ma è nello scenario avverso che emerge la portata del rischio: in caso di choc energetico più intenso e duraturo, l’inflazione salirebbe al 4,4% nel 2026 e fino al 4,8% nel 2027, mentre la crescita crollerebbe allo 0,4%. Si materializzerebbe lo spettro della stagflazione, un quadro che combina prezzi in accelerazione e attività economica in frenata.