Il rialzo dei prezzi dei beni energetici causato dalla guerra in Medio Oriente spingerà l’inflazione “al di sopra del 2% nel breve periodo”, con un brusco rialzo al 3,1% nel secondo trimestre del 2026, cui farebbe seguito un calo al 2,8% nel terzo trimestre a seguito della flessione delle quotazioni delle materie prime energetiche implicita nei prezzi dei contratti future. Lo scrive la Bce nel bollettino economico, che tuttavia incorpora gli scenari di rischio presentati dalla Bce la scorsa settimana e avverte: “i rischi per le prospettive di inflazione sono orientati al rialzo, soprattutto nel breve termine. Il protrarsi della guerra in Medio Oriente potrebbe comportare un rincaro dei beni energetici più accentuato e duraturo di quanto atteso attualmente, spingendo a un ulteriore rialzo l’inflazione dell’area dell’euro”.
“Gli ultimi dati disponibili sono coerenti con una crescita del Pil modesta nel primo trimestre del 2026”. Tuttavia col deflagrare della guerra in Medio Oriente “i rischi per le prospettive di crescita sono orientati al ribasso, soprattutto nel breve termine”, scrive ancora la Bce nel bollettino economico di marzo, basato su dati aggiornati al 18 marzo. Se, prima della guerra, l’economia mondiale mostrava “segnali di tenuta”, ora “l’esperienza dei passati shock energetici avversi suggerisce che l’erosione del reddito reale e il deterioramento del clima di fiducia che ne conseguono potrebbero gravare in misura significativa sui consumi privati” - scrive la Bce - “la forza di tali effetti dipenderà dall’intensità e dalla durata del conflitto, nonché dalla conseguente sua trasmissione”.











