Alla fine il Telegramgate si conclude con un "mea culpa" e tante "scuse". Quelle dell’assessore allo sport, edilizia sportiva, al mare, al porto, pesca, nautica, demaniano, concessioni, patrimonio e alle politiche giovanili Rodolfo Salemi, che – al quinto giorno dall’esplosione del caso che l’ha travolto – ha riconosciuto come un "grave errore" l’aver segnalato tre posti di blocco delle Forze dell’Ordine nella chat scansa-controlli "Anonymus (ma non troppo) Versilia", che su Telegram conta quasi seimila iscritti. Di fronte all’ammissione della responsabilità e all’atto di dolore (come riferito dal Comune in una nota), la sindaca Sara Grilli ha deciso di "graziare" Salemi respingendo le dimissioni presentate ieri mattina al termine di un confronto, e confermandogli la fiducia.

Dunque, tanto rumore (la storia partita dal lungomare è sconfinata sui media nazionali, fino all’interrogazione presentata dall’onorevole Dem Marco Furfaro al Viminale) per nulla? A questa domanda risponderà il tempo, e soprattutto l’esito della votazione sulla mozione di sfiducia che i consiglieri comunali del Centrosinistra hanno presentato a seguito "del grave errore" commesso da Salemi, come riconosciuto da lui stesso. Considerato "gravissimo" dall’opposizione, e "inaccettabile" anche da "tre quarti dei consiglieri di maggioranza" come sostenevano fonti interne ai grilliani (sia civici che di Centrodestra) nelle ore che hanno anticipato l’esito dell’incontro. In quelle successive sono cresciuti i malumori silenziosi, che potrebbero però avere uno strascico rumoroso. Aprendo un secondo atto del Telegramgate.