Il partito si era già sfilato dalla convocazione del presidio: "Quello che è successo era prevedibile". Poi l’affondo: "Il primo cittadino ammetta le colpe, valeva davvero la pena dividere la città?".Dall’azione in piazza alla grana ’Azione’. E in prima linea nel partito di Carlo Calenda, che chiede direttamente le dimissioni del sindaco Matteo Lepore, ci sono due ex fedeli del Pd locale: Elisabetta Gualmini, già vicepresidente regionale con Stefano Bonaccini e uscita dai Dem solo cinque mesi fa, e il senatore Marco Lombardo, ex assessore comunale di Bologna nella seconda Giunta di Virginio Merola e militante, per un periodo, nella segreteria provinciale bolognese del Pd. "Chi ha responsabilità di governare una città dovrebbe ammettere il proprio errore e trarne le conseguenze", dice. Come a chiamare le dimissioni, in linea con tutto il centrodestra. Un affondo che Calenda ribadisce in serata: "Può Schlein non dire nulla su quanto accaduto a Bologna (lo ha fatto solo in tarda serata su La7, ndr), dove il sindaco del suo partito, Lepore, ha convocato una manifestazione che è deragliata, con la città messa a ferro e fuoco, i poliziotti insultati e feriti. Per grazia ricevuta non ci è scappato il morto, ma Lepore deve dimettersi". Ci mette il ’carico’, Calenda, dopo che Gualmini e Lombardo avevano definito la convocazione immediata della piazza da parte del sindaco "un errore politico". Gli scontri "erano prevedibili" e "si potevano evitare". "Si può governare sempre mettendo una fazione contro l’altra?", sono le parole di Gualmini. Il rischio, quindi, è che si riapra la partita per le amministrative.